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IL
PIU' BEL LIBRO & FOTOGRAFICO, SCRITTO SUL PERIODO
1955/1969. Un viaggio nella memoria del tempo. Una
calda soffitta nella quale ritrovare un po’ di se
stessi o scoprirci le radici della nostra musica
leggera e…non solo!!!
NELLE
MIGLIORI LIBRERIE O PRESSO www.donbacky.it.
SINTESI DEL TRE
CAPITOLI
Rock and roll
Un antico juke box -
che sonnecchia nei locali in disuso del vecchio
Bar Renata - viene rimesso in funzione da due
giovani, attraverso la casuale gettonatura di La
storia di Frankie Ballan, un brano epocale. La
vetusta macchina musicale per una sorta di
magìa, diventa l'io narratore dell'avventura
di Aldo (Agaton) - il cantautore del brano -
che, verso la metà degli anni '50 nella quieta
provincia toscana-folgorato da Bill Haley nel film
Senza tregua il Rock and roll, cerca di
emularne le gesta - mettendosi in mostra nelle
balere - con il solo scopo di divertirsi, e per
aumentare le sue possibilità di conquistare ragazze.
Tra rocamboleschi tentativi autarchici,
incredibilmente fortunati - tanto da fargli pensare
a una strada tracciatagli dal fato - si snoda la sua
avventura, tra colpi di scena rivelatori di una
ingenuità epocale, fino a quando il bizzarro
destino, lo conduce, prima alle soglie
dell'Empireo, poi ce lo catapulta dentro...
Storie
di strada B E A T
... Improvvisamente
svegliatosi dall'innocente sogno che stava vivendo e
- finalmente conscio della realtà
professionistica nella quale si trova immerso -
si rende conto che non più di un gioco ormai si
tratta, e che la scarsità dei suoi mezzi vocali, non
gli consentiranno più di
bluffare.
Ribattezzato - dai
suoi nuovi amici – Don Backy, inizia quindi
il viaggio - stavolta verso il successo -
scoprendo che il demonio in esso celato,
non é fatto solo di sogni, di magìe e d'amore, ma
anche di paure, carne, ossa, sangue, sudore,
amarezze, amicizie tradite... Sentimenti, che lo
aiuteranno a trovare - all'interno di sé - i giusti
valori, i quali - rendendolo cantautore - gli
daranno la dignità necessaria per continuare la sua
avventura in quel mondo, nel quale - comunque
- continuerà a non sentirsi omologato..
C'era
una volta Il CLAN
Si conclude così -
nel terzo capitolo - la trilogia sulla favola
dell'amicizia - iniziata con Rock and
roll, proseguita con Beat, utopìa di
quei favolosi anni 'cinquanta e 'sessanta. Lo si
evince – senz’ombra di perplessità - da questi
racconti, che sviluppano la dinamica e la
maturazione dei personaggi che fecero parte del
Clan, fino alla vicissitudine che portò alla
traumatica rottura tra Don Backy e Adriano Celentano.
Il tutto narrato sul filo del Come
eravamo, di cui l'autore è ameno e ideale
cronista: “...nelle stanze di quegli alberghi,
impersonali, senza passato né futuro, diventate la
sua vera casa. Nel tempo che vi trascorreva
- attraverso mutande sporche trovate in vecchi
cassetti, spazzolini spelacchiati lasciati
marcire in stipetti rugginosi, lavandini scrostati
dove si ergevano sculture di saponi
semidisciolti e caccole rinsecchite, calze
sfilacciate che un giorno avevano rivestito
chissà quali carnalità, cacche incrostate nei water,
incartapecoriti giornali, ingialliti nella
loro ormai anacronistica funzione di verbali del
mondo: («E'
morto
Arturo
Toscanini>,
avrebbe riportato -
forse in eterno – la prima pagina del quotidiano
La Notte, del 'cinquantasette, stazionante su
un vecchio armadio) - imparava il grado di
evoluzione della sua gente; fuori, tutta
colori e raffinate toilettes, dentro invece,
nascondeva ingenuamente i
propri scheletri... "
<<Questa storia è
scritta allo scopo di reprimere lo scherno sulle
labbra dei dotti biliosi>>
John Steinbeck
RECENSIONE
E’ questo il ritratto
di una persona/persona. Il quadro di
un’epoca. La memoria storica degli anni giovani
dell’autore, è qui tratteggiata – attraverso
immagini belle e rivelatrici sul filo di un
linguaggio fresco e privo di conformismi
auto/celebrativi – con ironia pungente e critica,
quasi con nostalgia. Ripercorrendo le tappe della
sua disordinata ascesa, Don Backy ci fornisce –
grazie anche a una sequenza di foto e documenti - lo
spaccato dell’approssimativo mondo canzonettistico
italiano di ieri (e forse anche di oggi), lo spazio
della memoria personale – che rievoca la favola
dell’amicizia – il coinvolgimento in quel fittizio
paese delle meraviglie, fatto di sogni e
tenacia, che si rivela attraverso notizie di cronaca
e versi di canzoni.
E’ – insomma – il
romanzo di un Mark Twain dalla chitarra facile e
dalle non meno facili, pirotecniche folgorazioni.
Intelligente ma brado, Don Backy è però uno
scrittore. Scrive con una lingua sua, qua e là,
vagamente accidentale. Ha senso dell’ambiente,
stile e un certo mondo di narratore, così che
le cose, le idee, le situazioni, le ambientazioni,
le scenografie, come le ha sentite, viste e vissute
in quei favolosi anni ’60, le ha scaricate
d’intuito sui tasti delle macchina da scrivere,
facendo saltare alla rotella del suo fraseggiare, il
dente che lo ha portato a farneticare, usando
simpatici e sconclusionati neologismi di comodo. Un
libro piano, allegro, triste, facile, vero,
fantasioso, indubbiamente poetico – e non solo
perché l’autore vi traduce i suoi molteplici stati
d’animo – felice, accorato, esuberante, ipocondriaco
quanto basta e sufficiente – sempre quanto basta – a
illustrare un personaggio costantemente alla
rincorsa dei suoi dubbi e delle sue insoddisfazioni.
Conducendoci per mano
nel suo vagabondare di menestrello, Don Backy ci fa
intrufolare fin negli anfratti più nascosti della
nostra memoria (come guardare se stessi dal buco
della serratura), mostrandoci – simile a
un’esplosione colorata di fuochi d’artificio – uno
spaccato d’epoca, che non potrebbe essere stato più
reale e rivelatore.
E’ un luna park di
impressioni in progressione dinamica – ora
alternata, ora da sorbirsi tutta d’un fiato – tanto
da far giungere in fondo, con l’avidità curiosa con
cui si persegue il traguardo di un libro giallo.
Mario Oliveri
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